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Tg1 Persone 2011/2012

I vicoli di Don Gallo > Guarda la puntata del 12 giugno 2012
Don Andrea Gallo è uno dei volti di Genova e della solidarietà verso i più deboli. Non è difficile incontrarlo fra i carrugi della vecchia città marinara, immerso nelle tante problematiche umane e sociali di quei territori. Un percorso di sollecitudine verso il prossimo, il suo,  iniziato molto tempo fa e diventato vero e proprio programma d’azione per tanti volontari fin dal 1970, quando nacque la Comunità di San Benedetto al Porto. “Il mio successo più grande? Recare un dono e non attendermi alcuna riconoscenza” racconta a Tg1 Persone. “Quello che mi fa più male, invece, è l’indifferenza. E purtroppo devo ammettere che qui da noi,  al Centro Nord,  questa lacuna dell’anima si sta diffondendo sempre di più.”  Ci sono momenti di felicità nella vita di Don Gallo? “In molti mi chiedono di battezzare i loro figli. E quando vedo i bambini mi dico: non è vero che l’amore è scomparso dall’orizzonte della nostra meravigliosa terra! Ecco, questa è la mia felicità.” E De Andrè? Cosa dice Don Andrea di Faber? “Fabrizio trovò nei perdenti ispirazione per la sua poesia. E la musica che ci ha regalato a poco poco è diventata la colonna sonora della nostra scommessa a favore di chi vive ai margini della società.”

I poeti dell’improvvisazione > Guarda la puntata del 5  giugno 2012
Non è difficile mandare a memoria una poesia e recitarla. Decisamente più impegnativo è creare dei versi, magari ideando sul momento le rime. A qualcuno sembrerà strano ma fino a qualche decennio fa improvvisarsi poeti era cosa piuttosto diffusa tra contadini e pastori dell’Italia Centrale. E non era infrequente assistere a vere e proprie sfide in versi. Da qualche tempo c’è che fa rivivere questa antichissima tradizione, una forma di cultura popolare diffusa non solo in Italia che l’Unesco dovrebbe inserire nel Patrimonio dell’Umanità. Tg1 Persone ha filmato a Pomonte, in Maremma, una lezione di tecnica dell’improvvisazione poetica, con uso dell’ “ottava rima”. Il tema viene scelto sul momento e sviluppato con tesi contrapposte, la melodia è fissa, le rime tra loro concatenate e il ritmo della recitazione richiama la struttura delle composizioni classiche. Per secoli in Toscana, Lazio, Abruzzo, Sardegna ma anche in Spagna, Argentina, e perfino a Cuba le storie delle comunità venivano raccontate in versi improvvisati, con arguzia e allegria.

La vita nuova di Greta Scacchi
> Guarda la puntata del 29 maggio 2012
Non ha mai ceduto del tutto alle lusinghe di Hollywood anche se l’agguerrita macchina del cinema americano l’avrebbe voluta ai suoi piedi. Greta scacchi, grande attrice italo-inglese, rischia di essere ricordata soprattutto per il suo gran rifiuto al ruolo che fu poi di Sharon Stone in Basic instinct. “Quel film celebrava una visione ossessiva della sessualita’ e una falsa immagine della donna che vive solo nelle fantasie e addirittura negli incubi degli uomini. Io non avevo nessuna intenzione di alimentare quella visione delle cose”. Compagna sul set di Harrison Ford in presunto innocente, protagonista di importanti pellicole come Calore e polvere, Misfatto bianco, L’Odissea, Greta Scacchi ha sempre optato per il cinema d’autore ed infatti fra i suoi registi ci sono personaggi del calibro di Ivory, Altman, Radford, Taviani. “Eppure – dice l’attrice – non mi sentivo del tutto realizzata lavorando solo nel cinema “. Negli ultimi anni la riscoperta del “GRANDE amore” artistico: il teatro.”
Recitare sui palcoscenici della mia vecchia Inghilterra  -conclude- e’ stato come iniziare una nuova vita.”
L’avvocato difensore degli squali > Guarda la puntata del 22 maggio 2012
Da operatore finanziario a difensore degli squali. Un singolare percorso di vita quello di Alberto Luca Recchi, fotografo subacqueo e documentarista di professione dal 1992. “Fin da bambino amavo il mare -racconta a Tg1 Persone- ma la decisione di dedicarmi alla grande passione della vita e’ stata piuttosto tardiva.” E perche’ ha scelto di fare l’ “avvocato difensore degli squali”? “Perche’ ritengo sia sbagliata l’immagine che di essi ci rimanda continuamente l’industria cinematografica. Lo squalo non e’ un mostro, ha anzi una funzione importante nell’equilibrio ecologico del mare.” Conferma che e’ in via di estinzione? “Le diro’ di piu': lo squalo e’ l’unico grande predatore che l’uomo continua a cacciare. E, sia detto fra parentesi, l’Italia e’ il primo paese europeo importatore della sua carne.” Ma sara’ pure un animale pericoloso… “E’ evidente che occorre adottare precauzioni nei suoi mari! Io ho fotografato e filmato lo squalo bianco ben 55 volte ma ho sempre lavorato con prudenza. E posso vantarmi di non aver mai subito un attacco.”

La scienza è donna ? Guarda la puntata del 15 maggio 2012
Piu’ di 5 dottori di ricerca sono donne in Italia e nei laboratori lavorano non meno di 3 figure femminili su 10. Ma quante sono le donne alle quali vengono affidati i destini delle istituzioni scientifiche? Molte di meno che nel resto d’Europa: appena 2, contro 8 dirigenti maschi. “Nel mondo della ricerca non c’e’ una prevenzione evidente, palese nei nostri confronti” -dice Lucia Votano, direttrice dei Laboratori Nazionali del Gran Sasso. Niente di clamoroso, dunque, ma le difficolta’ sono tante, come spiega la stessa Rita Levi Montalcini, decana della scienza italiana e Premio Nobel 1986 per la medicina: “L’impegno nella ricerca entra spesso in contrasto con le altre peculiarita’ femminili e gli aiuti della societa’ sono decisamente limitati.” Ma che qualita’ deve avere una donna che aspiri a dirigere un laboratorio, un centro, un ente? “Deve essere qualificata dal punto di vista scientifico e conoscere perfettamente la materia che andra’ ad amministrare” -afferma Lucia Votano. “Va detto poi che la funzione dirigenziale e’ provvisoria: chi amministra le attivita’ di ricerca e’ prestato alle funzioni organizzative, prima o poi tornera’ alla sua specifica sfida.” Un’ ultima notazione sulle retribuzioni: sembra che in Italia la media degli stipendi femminili in questo settore sia piu’ bassa rispetto a quella dell’altro sesso.

Etna, il gigante di fuoco patrimonio dell’umanità> Guarda la puntata dell’8 maggio 2012

Non c’e’ scrittore, poeta o filosofo che abbia visitato la Sicilia Orientale senza celebrare la maestosità dell’Etna. Ma finora il grande vulcano non figurava nell’elenco del Patrimonio dell’Umanità censito dall’Unesco. Una lacuna, certamente. Che presto sarà rimossa. E’ stata infatti formalizzata la candidatura del sito etneo e nelle prossime settimane i funzionari dell’Onu avvieranno le rigorose verifiche previste. Ma quali sono i segreti del vulcano attivo più importante d’Europa? Tg1 Persone lo ha chiesto a chi segue giorno per giorno la vita della straordinaria montagna: dirigenti del Parco Etneo, vulcanologi, guide naturalistiche. Fra le risposte raccolte anche quelle di chi talvolta mette a repentaglio la vita per far conoscere al mondo con le immagini l’incessante ruggito del gigante di fuoco. L’operatore della Rai Giovanni Tomarchio narra trent’anni di incontri ravvicinati”: “Il vulcano impartisce continuamente lezioni di vita -dice- come quella volta in cui rimasi ferito durante un’eruzione del cratere di sud est. Mi avvicinai troppo, per un errore di valutazione. Ma gli errori quassù non sono ammessi.”

Fabrizio Plessi: la tv? Arte pura >
Guarda la punatata del 1° maggio 2102
Fabrizio Plessi e’ un pioniere dell’arte che fa uso dell’immagine televisiva. Ma non chiamatelo videoartista. “Preferisco che le mie opere vengano definite sculture teconologiche o videoinstallazioni” precisa. E in effetti a nessuno e’ mai venuto in mente di chiamare Michelangelo “marmoartista”. Questioni nominalistiche a parte, non c’e’ dubbio che Plessi sia una vera e propria autorita’  in questo campo. I suoi giganteschi allestimenti con abbondante uso dei video hanno girato il mondo; non meno di 500 le mostre all’attivo; qualcuno ha perfino pensato di dedicargli un intero museo; alla Biennale di Venezia ha esposto ben 11 volte. “Sono come un alchimista” -dice. “Cerco di integrare gli elementi classici dell’arte con Ia modernita’ dello schermo televisivo. Devo dire che questa intuizione e’ molto vecchia: ho sempre ritenuto un grave errore non elevare la ‘temperatura emotiva’ della tv, mezzo straordinario, duttile e fluido come l’acqua.” Che cosa ha influito sulla formazione di Plessi? “Il cinema e’ stata la mia scuola” -conclude. “Da adolescente avevo una maniera tutta mia di guardare un film: la prima visione era dedicata alla parte alta dello schermo, poi restavo alle proiezioni successive e mi dedicavo alla parte inferiore della pellicola, quindi guardavo solo il paesaggio e infine mi concentravo sui dettagli minimali.” E’ proprio il caso di parlare di “fruizione artistica” dell’opera cinematografica!

Caravaggio, una fine violenta> Guarda la puntata del 24 aprile 2012
Come mori’ Caravaggio? Di malaria a Porto Ercole o perche’ assassinato durante il viaggio che doveva condurlo a Roma nel luglio del 1610? Risponde Vincenzo Pacelli, ‘coraggioso” biografo di Michelangelo Merisi: “Gia’ in un documento del 1630 si parla dell’omicidio di Caravaggio. A scrivere e’ il bibliotecario dei Teatini, Francesco Bolvito: la morte violenta del pittore ha coinciso con la perdita dei danari che l’Ordine gli aveva destinato per dipingere un quadro.” Le sembra poco credibile che possa essere arrivato a Porto Ercole da Palo Laziale, l’attuale Ladispoli? “Si e’ sempre parlato di uno spostamento a piedi di Caravaggio -precisa Pacelli- ma appare francamente improbabile che un uomo in quelle condizioni potesse trascinarsi per 130 chilometri fra paludi e terre infestate dalla malaria.” Storico dell’arte oltre che biografo, Vincenzo Pacelli e’ uno dei maggiori conoscitori della rivoluzione artistica che Caravaggio avvio’ a Napoli. Ha scoperto, fra l’altro, i documenti che hanno consentito di attribuire a Michelangelo Merisi il  “Martirio di Sant’Orsola”, che probabilmente fu il suo ultimo dipinto. Caravaggio e Napoli? “La cultura di questa citta’ -conclude- e’ stata profondamente segnata dalla personalita’ del tormentato pittore. Le opere dipinte qui da noi sono anche un meraviglioso affresco dell’affascinante e contraddittoria umanita’ partenopea.”

Vivere sugli alberi > Guarda la puntata del 17 aprile 2012
Non e’ proprio nuova l’idea di vivere sugli alberi. Diciamo, anzi, che e’ un’idea antichissima, tornata in auge a partire dagli anni Settanta in alcune comunita’ giovanili americane. Americano e’ anche il primo architetto che ha dato forma moderna alle attuali case sugli alberi. Ma perche’ questa velleita’ ecologista si va diffondendo sempre di piu’? “Inizialmente -racconta Paolo Scoglio, progettista dello Studio Baumraum- i committenti di queste case erano privati in fuga dalle tensioni della vita cittadina. Poi la loro destinazione d’uso si e’ molto differenziata: strutture turistiche, luoghi d’incontro collettivo, sale di meditazione. Il bisogno di un contatto piu’ diretto con la natura e’ senz’altro preminente nella scelta: queste abitazioni sono ormai una nuova maniera di ‘abitare’ il paesaggio, totalmente reversibile.” Subiscono danni le piante intorno alle quali nascono edifici simili? “Assolutamente no! La struttura viene adagiata su sostegni diversi. Nessun contatto diretto.” Nessun contatto diretto neppure per la spettacolare chiesa-albero sorta in Tennessee, Stati Uniti: 31 metri di altezza, undici piani, capace di accogliere 500 persone. Per realizzarla sono stati usati solo materiali riciclati, naturalmente in legno.

I piedi sulla terra , la testa su Marte> Guarda la puntata del 10 aprile 2012
Vittorio Formisano e’ uno degli scienziati che piu’ hanno lavorato sui misteri del pianeta rosso. E’ molto conosciuto nella comunita’ scientifica internazionale, poco dal grande pubblico italiano. Colpa della sua natura decisamente riservata e di un’antica abitudine a lavorare dietro le quinte. C’e’ vita su Marte o c’e’ stata in passato? “La mia personale convinzione -dice a Tg1 Persone- e’ che c’e’ vita oggi su Marte. Ma non siamo ancora capaci di dimostrarlo in maniera inoppugnabile.” Si tratta di una vita solo batterica? “Certamente si’. Forse un giorno troveremo microrganismi vivi nel fondo abissale dei tanti crepacci e canjon che sconvolgono la  superficie marziana.” Vittorio Formisano e’ anche il “padre” di un sofisticato strumento che invia a terra preziose informazioni da bordo della sonda europea Mars Express. Un record la longevita’ del suo gioiello spaziale: e’ attivo da otto anni. L’uomo sbarchera’ mai lassu’? “Forse -conclude lo scienziato italiano- ma non penso che saremo pronti nel 2035 come dice qualcuno. C’e’ davvero ancora tanta strada da fare.”

Le parole di Dacia Maraini per Giulia
> Guarda la puntata del 3 aprile 2012
Dacia Maraini ha spesso attinto alla vita italiana per la sua attività di scrittrice. Non stupisce, dunque, che il suo ultimo lavoro sia un testo teatrale ispirato alla storia di una delle giovani vittime del terremoto dell’Aquila, avvenuto esattamente tre anni fa, il 6 aprile del 2009. “Sono stati i genitori di Giulia Carnevale -racconta a Tg1 Persone Dacia- ad invogliarmi a scrivere. La loro figlia era una ragazza vivace, una promessa dell’architettura. Potrebbe essere ancora viva se la casa dove abitava fosse stata realizzata con criteri antisismici e se non fosse stata inutilmente rassicurata quando vi furono le prime avvisaglie del sisma.” Ma quando e’ iniziata l’avventura di scrittrice per la Maraini? “Ho iniziato molto presto -risponde- la mia era una famiglia di scrittori ed ho trovato naturale pensarmi anch’io in quel ruolo. Ho poi avuto la fortuna di conoscere i grandi autori del Novecento, da Moravia a Calvino, dalla Morante a Pasolini e l’osservazione della loro maniera di lavorare e’ stata per me di grande stimolo.” Si sente vicina all’Italia di oggi? “Sento vicina l’indignazione dei giovani, la loro aspirazione ad un mondo piu’ giusto. Con l’Italia dell’indifferenza e della mancanza di solidarieta’ non ho nulla a che fare.”
 

Simona Marchini: la mia vita fra comicita’, lirica ed arte > Guarda la puntata del 27 marzo 2012
Poliedrica personalita’ quella di Simona Marchini, beniamina del popolo televisivo, e non solo ai tempi di “A tutto gag” e “Quelli della notte”. Da bambina impara a cantare “Un bel di’ vedremo” e coltiva il sogno, solo in parte avverato, di diventare protagonista del palcoscenico lirico. Vi sale raramente per tentare acuti, piu’ spesso nelle vesti di regista. Le letture delle opere piu’ popolari del repertorio italiano sono frizzanti e curiose, cosi’ come i personaggi affidati alla sua verve brillante. “La comicita’ non si studia all’accademia -dice a Tg1 Persone- devo tutto allo spirito divertente e sarcastico che ha sempre caratterizzato la mia famiglia.” Una famiglia attenta anche al mondo dell’arte. Ecco il racconto di un memorabile incontro col pittore Giorgio De Chirico: “Era un personaggio particolarissimo, surreale anche nella realta’. Si divertiva a canzonare la moglie russa per la sua attenzione al danaro. Ricordo che, su richiesta di costei, dovemmo presentarci muniti di contanti per acquistare qualche opera destinata alla Galleria di famiglia. Gli assegni non erano graditi.” Cosa e’ mancato alla vita di Simona Marchini? “Ho avuto una vita sentimentale molto difficile” e’ la sua perentoria risposta.

L’autobiografia come cura >Guarda la puntata del 20 marzo 2012
Tenere un diario, abitudine di molti. Scrivere la propria autobiografia, privilegio di pochi. Almeno fino a quando non si imparano le regole del racconto scritto. Anghiari, in provincia di Arezzo, e’ il paradiso di chi vuole lasciare traccia permanente della propria esistenza. Li’ ha sede una delle Universita’ piu’ originali del nostro paese, la libera Universita’ dell’Autobiografia. “Chi viene da noi ad imparare le regole del racconto di se’ -dice Duccio Demetrio, fondatore della L.U.A.- non lo fa per inseguire pretese letterarie. Quasi sempre l’obiettivo e’ lavorare su se stessi ed anche “curarsi”. Perche’ quando si scrivono le vicende della propria vita si comprende di piu’ il loro significato, specie quando si tratta di vicende difficili.” Questa Universita’ e’ stata fondata da Saverio Tutino, giornalista e scrittore dal passato partigiano morto qualche mese fa. Ed alla sua intuizione si deve anche l’Archivio Diaristico Nazionale di Pieve Santo Stefano, centro toscano poco lontano da Anghiari. Li’ sono raccolti ben sette mila diari: testimonianze preziose di vite dimenticate, “schegge” di una vera e propria storia minore dell’Italia

Evgen Bavcar, il fotografo cieco: “vedo al di la’ del buio”
>Guarda la puntata del 13 marzo 2012

Sloveno di origini e francese di adozione, Evgen Bavcar non e’ un fotografo come tanti. Le sue immagini vengono realizzate a dispetto del grave handicap visivo che lo condiziona da quando aveva 11 anni e per questa ragione e’ conosciuto in tutto il mondo. “La cecita’ impedisce l’uso degli occhi -dice a Tg1 Persone- ma ‘vedere’ non e’ solo un fatto sensoriale. C’e’ anche una visione mentale e spirituale delle cose ed e’ quella che guida la mia attivita’.” Non e’ prodigo di indicazioni su come effettivamente nascano le sue istantanee Evgen Bavcar ma si dilunga volentieri sulle modalita’ generali del suo lavoro: “Attingo al patrimonio visivo che ho immagazzinato nella memoria precedente ai due sventurati incidenti e comunque tutto nasce, in primis, da un’idea che si forma nella mente. Uso molto le mani per entrare in contatto col soggetto da ritrarre.” Il fotografo sloveno non e’ il solo autore non vedente di immagini fotografiche. Nel mondo ci sono molte persone che sfidano in questo modo l’handicap visivo e le loro immagini sono in mostra, per esempio, in numerosi musei americani. Anche in Italia le iniziative di questo genere non mancano. A Palermo ad esempio, dove gli allievi dell’Istituto dei Ciechi “Florio e Salomone” hanno realizzato con tecniche speciali istantanee che saranno esposte in dicembre nella sede dell’Unesco, a Parigi.

 

Tahar Ben Jelloun, artista per gioco > Guarda la puntata del 6 marzo 2012
La familiarita’ con i colori e le tele e’ cosa recente per lo scrittore franco-marocchino Tahar Ben Jelloun. “E’ iniziato tutto per gioco” racconta a Tg1 Persone “poi un amico italiano mi ha invogliato a fare sul serio ed eccomi qui, a Roma, armato di pastelli, matite e pennarelli.” Un giorno magari ci sara’ una mostra dello scrittore che ha svegliato le coscienze del mondo sul grave pericolo del razzismo. Eh gia’, perche’ le passioni nuove partono in sordina, poi entusiasmano sempre di piu’, giorno dopo giorno. “Non ho fatto studi particolari sull’arte” continua Ben Jelloun “sono solo un appassionato e mi faccio guidare dal gusto e dall’intuito.” Quel gusto e quell’intuito che l’hanno portato a diventare curatore delle ultime mostre del pittore Ettore De Conciliis, oggi sensibile poeta del paesaggio, ieri autore di alcune fra le piu’ celebri opere italiane di arte civile. “Ho conosciuto Ben Jelloun a Palermo” afferma il creatore del Memoriale di Portella della Ginestra “ne e’ nata una bella e intensa collaborazione. Apprezzo in lui una sensibilita’ artistica assolutamente originale.” E il rapporto con le radici? Come si concilia l’origine nordafricana con la scelta di scrivere in francese e l’amore per l’arte occidentale? “Il mio legame col Marocco e’ intenso e duraturo” conclude Ben Jelloun “ma sono piu’ che mai convinto che l’arte, la letteratura e la cultura in generale non hanno nazionalita’.”

Dalla Calabria a Liverpool sognando i Beatles>Guarda la puntata del 28 febbraio 2012
L’Unione Europea finanzia numerosi progetti per il reinserimento dei giovani a rischio di esclusione sociale. E da qualche tempo anche le arti sceniche vengono considerate ambiti nei quali tentare l’operazione di recupero. Prendete il caso del “Moving Project”, un’operazione che nei mesi scorsi ha coinvolto per l’Italia la Provincia di Crotone, per la Spagna la Municipalita’ di Siviglia, per l’Inghilterra il “Liverpool Institute for Performing Arts” fondato dall’ex beatle Paul Mc Cartney. Proprio in questo istituto, che fu un tempo la scuola dello stesso Mc Cartney e di George Harrison, e’ andato in scena qualche mese fa lo spettacolo finale del corso finanziato dai fondi europei. Cosa e’ successo dopo quell’esperienza? Quanti ragazzi hanno trovato lavoro nel mondo dello spettacolo? Quanti sono tornati a frequentare le scuole che avevano abbandonato? Alle domande di Tg1 Persone rispondono alcuni dei 23 giovani calabresi selezionati e il regista che ha guidato la loro esperienza, Lindo Nudo. Dice quest’ultimo: “Abbiamo visto molti di loro trasformarsi durante gli stage: hanno imparato a stare insieme e a fare gioco di squadra, a scavare nelle proprie emozioni rispondendo alle sollecitazioni del testo teatrale. I piu’ sono usciti da questa avventura con una nuova fiducia nella possibilita’ di costruire il proprio futuro.”

“Amarcord” con i vecchi filmini di famiglia
> Guarda la puntata del 21 febbraio 2012
Il fenomeno ha ormai dimensioni internazionali, al punto che ogni anno in 40 paesi del mondo si celebra l’ “Home Movies Day”, la giornata del cinema di famiglia. L’obiettivo e’ quello di dotare le comunita’ grandi e piccole del pianeta di archivi dei filmati amatoriali realizzati fino agli anni Ottanta dagli appassionati del Super 8. Anche in Italia esiste una realta’ simile, a Bologna, e in molti centri diverse associazioni si dedicano all’impegnativa opera di recupero. Si tratta di operazioni dal forte contenuto sociale: i film di famiglia sono da decenni un occhio privilegiato su riti, cerimonie, feste, realta’ misconosciute della vita collettiva. E consentono di capire meglio come le comunita’ si sono evolute nel tempo. Un’esperienza pilota dell’ “Amarcord” con i vecchi filmini di casa e’ in corso a Tavagnacco, in provincia di Udine. “Abbiamo raccolto 12 ore di filmati -dice il documentarista Massimo Garlatti Costa- li abbiamo digitalizzati e montati secondo criteri professionali. Da essi emerge un ritratto molto curioso delle trasformazioni avvenute all’interno della nostra comunita’, un microcosmo di quella piu’ grande Italia che nel secondo dopoguerra vive la profonda aspettativa di una vita migiore.”

Gianni Berengo Gardin: il fascino “artistico” della fotografia
>Guarda la puntata del 14 febbraio 2012
Non è persona di mezze parole Gianni Berengo Gardin e quando afferma che la fotografia non è un’arte lo fa senza nessuna esitazione. “Sono un testimone della mia epoca e tutto ciò che faccio è improntato ad etica e sensibilità sociale ma non chiamatemi artista!” Opinione perentoria la sua, probabilmente condizionata da un eccesso di modestia. E’ difficile infatti non avvertire la componente creativa e visionaria delle sue “istantanee” (un milione e mezzo dal 1954 ad oggi), per quanto tutte molto attente alla realtà quotidiana dell’uomo e delle sue comunità. Perchè il bianco e nero? La risposta, anche qui, è netta: “I colori distraggono. L’attenzione di chi osserva tende a perdersi, confondersi.” Su questa scelta Gianni Berengo Gardin segue la lezione di Henri Cartier Bresson, il precursore del fotogiornalismo, autore di straordinari ritratti della complessità umana rigorosamente privi di colore. Anche sulla natura non artistica della fotografia i loro punti di vista non differiscono molto: negli ultimi anni della sua vita Cartier Bresson abbandonò la proverbiale Leica per riprendere in mano colori, cavalletto e pennelli.

Bacchette Rosa
> Guarda la puntata del 7 febbraio 2012
Xian Zhang e’ una giovane donna cinese non ancora quarantenne. Dal 1998 vive in Occidente e da qualche tempo ha casa a Milano. Scelta professionale la sua: la citta’ del Teatro alla Scala e’ un ottimo trampolino di lancio nel mondo della musica classica. La direzione d’orchestra e’ il sogno al quale sta sacrificando l’intera esistenza. Scoperta da Lorin Maazel, Xian ha gia’ all’attivo collaborazioni con le piu’ importanti compagini del mondo e la direzione musicale dell’Orchestra Verdi, nel capoluogo lombardo, e’ solo uno dei suoi incarichi. E’ difficile per una donna imporsi sul podio della grande musica? Così risponde: “Una donna deve essere piu’ brava ed inappuntabile dei suoi colleghi maschi perche’ c’e’, in effetti, una prevenzione di base verso le direzioni femminili. Sono i musicisti di una certa eta’ a creare i maggiori problemi: per loro non e’ normale dover seguire le indicazioni di una donna, specie se giovane e, come nel mio caso, asiatica.” Una sfida davvero unica quella di Xian Zhang. Ma c’e’ un esercito di aspiranti musicisti che muove alle sue spalle, in Cina. Milioni di giovani attratti dalla tradizione classica occidentale, tutti potenziali emuli del pianista Lang Lang, tutti disposti a qualsiasi sacrificio pur di esibirsi un giorno a Londra, Parigi o New York.

Siamo tutti “emotivi anonimi” ? >
Guarda la puntata del 31 gennaio 2012
Il film di Jean-Pierre Ameris “Emotivi Anonimi” non ha solo il pregio di essere un’ottima prova cinematografica. E’ anche una buona occasione per riflettere su un’antica difficolta’ psicologica dell’uomo: la timidezza. C’e’ un timido, magari nascosto, dentro tutti noi? E’ sconveniente arrossire, balbettare, esitare? Qual e’ il retroterra familiare della fragilita’ psicologica? Alle domande di Tg1 Persone risponde lo psichiatra Vittorino Andreoli: “Il timido e’ una persona dalla ricca interiorita’, che riflette a lungo prima di agire ed e’ sempre bisognoso del confronto con l’esterno, anche quando magari non lo cerca perche’ ha paura.” E’ un disvalore la timidezza? “Assolutamente no” prosegue Andreoli. “Certo, il timido e’ svantaggiato se intorno a lui c’e’ una societa’ regolata dall’ossessione del successo a tutti i costi!” Gli “insicuri cronici” sono ovunque, anche nel mondo dello spettacolo. Lo conferma il racconto di Emanuela Grimalda, attrice di teatro cinema e televisione, con un lungo passato di “rossori” in volto. “Ho vissuto come un limite la mia timidezza nell’infanzia e nell’adolescenza. Oggi sono una ‘fan’ di questo modo di essere. Siamo proprio certi che la sicurezza esibita in giro sia reale e non sia magari solo finzione, esibizione, scena?”

Stefano Lorenzetto, lo stakanovista delle domande
> Guarda la puntata del 24 gennaio 2012

Da bambino sognava di fare il conducente di filobus o l’organista, Stefano Lorenzetto. Ha “ripiegato” sul giornalismo per amore della scrittura e per curiosita’ del mondo. E oggi e’ anche un “recordman” della carta stampata. Nessuno al mondo puo’ vantare una rubrica settimanale longeva quanto la sua: in 13 anni ha visto la luce per poco meno di 600 settimane su “Il Giornale” e il Guinness dei Primati non si e’ lasciato sfuggire l’eccezionale particolarita’. “Quando ho cominciato a raccontare i miei “Tipi Italiani” – dice Lorenzetto a Tg1 Persone – piu’ d’uno ha storto il naso e mi sono sentito ripetere spesso che ‘il bene non fa notizia’. Poi pero’ l’idea di girare l’Italia in cerca di personaggi dalle storie minori ma straordinarie e’ piaciuta. E ancora scrivo, pubblico, cerco interlocutori.” Si tratta di interlocutori che vivono fuori del Palazzo, schivi e gelosi dei loro segreti. “Gente che non ama le luci della ribalta -conclude Lorenzetto- e che devi stanare, raggiungere. In tanti anni di lavoro sulle loro tracce, non credo di aver mai fatto un’intervista al telefono. Il personaggio va studiato guardandolo negli occhi e in poco tempo devi capire se di fronte a te hai un santo o un imbroglione.

“I cantieri del Carnevale > Guarda la puntata del 17 gennaio 2012
Molti Carnevali iniziano il 17 gennaio, festa di Sant’Antonio Abate, fra antichi riti del fuoco e falo’ tradizionali. Si tratta di cerimonie dalla simbologia per lo piu’ complessa, come quella della “Focara” di Novoli, in provincia di Lecce. Una gigantesca piramide di tralci di vite viene edificata da decine di volontari che operano secondo tecniche tramandate di padre in figlio ma si tratta di una realizzazione decisamente effimera. Viene infatti esposta allo stupore del paese solo per poche ore, prima di finire irrimediabilmente in cenere. Un rito faticoso e fugace che offre un grande valore aggiunto alla comunita’ locale in termini di coesione e vitalita’. “I Carnevali raccontano le realta’ territoriali -dice l’antropologo Piercarlo Grimaldi- e in particolare il mondo contadino durante il passaggio dall’inverno alla primavera, dal freddo al caldo, dal buio alla luce.” Resisteranno questi riti e le antiche maschere alla pressione di un mondo sempre piu’ globalizzato? La risposta dello studioso e’ incoraggiante: “Proprio in quest’epoca dominata da un forte controllo sociale la ricerca di una dimensione comunitaria e’ sempre piu’ sentita ed e’ naturale guardare al passato storico e mitico per ritrovare noi stessi.”

Cesaria Evora: Il dolce canto delle isole > Guarda la puntata del 10 gennaio 2012
“Canto storie di ogni giorno, storie divertenti, ma anche canzoni politiche e d’autore..” Cesaria Evora, scomparsa lo scorso 17 dicembre per antichi, irrisolti guai cardiaci, era persona di scarne parole. E il suo mondo, realtà di poche cose: la musica, preferibilmente quella di Capo Verde, la sua terra d’origine; il mare, preferibilmente l’Oceano Atlantico, nel cui orizzonte fin da bambina si era persa; il contatto con gli altri, preferibilmente marinai e gente del popolo. Quella stessa gente per la quale, quando ormai aveva quasi cinquant’anni, Cesaria era diventata star internazionale. Una star fuori del coro: refrattaria al divismo, sempre pronta a sostenere i più bisognosi, prodiga di consigli e aiuti verso chi sceglieva la causa della musica. “Ho conosciuto Cesaria Evora -dice Vicki De Marchi, portavoce del Programma Alimentare Mondiale- quando le abbiamo chiesto di diventare Ambasciatrice contro la Fame del Mondo. Era persona semplice, aperta e davvero molto sensibile alle ragioni umanitarie.” Anche nel mondo della musica italiana la “diva a piedi scalzi” ha lasciato tracce importanti: “quando mi ha accolto nella sua casa -ricorda Alberto Zeppieri, ideatore del progetto ‘Capoverde terra d’amore’- lo ha fatto con l’amabilità di una vecchia amica. In primo luogo mi ha chiesto se avrebbe potuto duettare con Gianni Morandi, i cui film musicali degli anni Sessanta e Settanta amava vedere e rivedere alla tv capoverdiana, nelle dolci notti di Mindelo, la sua città.” E’ stata accontentata. Dopo Morandi, è stata la volta di Celentano. Poi, tante altre collaborazioni. Che ci hanno arricchito, senza ombra di dubbio.

Il “Custode” della musica popolare > Guarda la puntata del 3 gennaio 2012
La vocazione per la musica popolare Ambrogio Sparagna l’ha scoperta in famiglia. Il nonno suonava l’organo in Francia, il papà organizzava concerti in Chiesa, la madre si dedicava ai canti della tradizione italiana. Un figlio d’arte, insomma. Oggi è Direttore dell’Orchestra Popolare dell’Auditorium di Roma, dopo lunghi anni trascorsi in giro per l’Italia a caccia di musiche, testi di canzoni, antichi strumenti, danze dimenticate. “Il Lazio -dice Sparagna a Tg1 Persone- è una regione che ha dato molto alla musica popolare, ma non minore è stato il contributo di Puglia, Campania, Friuli, Piemonte.” In realtà il lavoro sulle tradizioni musicali è da alcuni decenni uno dei più importanti cantieri della cultura italiana come dimostra, ad esempio, il celebre impegno di personaggi come Diego Carpitella ed Ernesto De Martino nelle “Terre del Rimorso”, quel Salento dove la Storia ci ha consegnato uno straordinario esempio del potere terapeutico della musica. “Oggi non ci sono più casi di persone che con la ‘pizzica’ cadono in trance e guariscono dal ‘morso della taranta’ -conclude Sparagna- ma c’è un mondo di solitudine e di depressione che nei riti musicali collettivi cerca comunque un’uscita di sicurezza.” Il riferimento è al fenomeno della Notte della Taranta di Melpignano, uno dei più significativi recenti exploit della tradizione popolare rivisitata.


Le Olimpiadi dello spettacolo > Guarda la puntata del 27 dicembre 2011
Pochi grandi eventi necessitano dell’impegno e dell’intelligenza che richiedono le Cerimonie Olimpiche, spettacoli destinati ad un pubblico di dimensioni planetarie, “contenitori” di messaggi semplici, efficaci ed emozionanti. E ci sono pochi creativi al mondo che accettano di misurarsi con sfide così complesse. Fra loro un solo italiano: Marco Balich, 49 anni, veneziano, un passato importante nel mondo delle produzioni musicali. “Non devi essere cinico se vuoi raggiungere il cuore di chi assiste -dice- e non ci sono scorciatoie. La Cerimonia Olimpica deve raccontare i grandi principi (fratellanza, parità, nobiltà originaria delle competizioni sportive) e non può farlo in maniera confusa o pretenziosa.”  Balich ripercorre per Tg1 Persone le tappe del suo straordinario pecorso: la folgorazione per questo genere di spettacoli nel 2001 ai Giochi Invernali di Salt Lake City, l’investitura a Torino 2006, il prestigioso incarico per le Olimpiadi di Rio de Janeiro nel 2016. Tanti i suoi impegni nelle “pause” olimpiche: iI Carnevale di Venezia, il Bicentenario del Messico, i Giochi del Commonwealth. “Lo sforzo è immenso -conclude- bisogna stupire senza strafare e, sopratutto, saper entrare in sintonia con le migliaia e migliaia di volontari che sono la grande, eccezionale risorsa di questi eventi.”

Volontari a Monterosso >
Guarda la puntata del  20 dicembre 2011
“Parti povero -dice Massimo Moretti, volontario della Protezione Civile di Umbertide- torni ricco, anzi ricchissimo.” E non si parla di  ricchezza monetaria, questa volta. “Aiutare chi ha bisogno -continua- e’ un’esperienza unica, che rende decisamente migliori. La suggerirei a chiunque e in particolare ai piu’ giovani.” Moretti, con pochi altri suoi colleghi umbri, e’ stato in novembre a Monterosso, il bellissimo paese delle Cinque Terre devastato dall’alluvione del 25 ottobre. Uno fra i tanti volontari provevienti dalle regioni italiane, tutti addestrati alle logiche dell’emergenza, tutti formati ai valori della solidarieta’ e della disponibilita’ al soccorso. Ma cosa spinge tante persone su questo sentiero e qual e’ il loro sentire? Quesiti ai quali risponde Tg1 Persone, che racconta anche il dopo emergenza nella cittadina ligure, sul cui futuro vigilano i desideri dei bambini, con le loro letterine di Natale ispirate al bisogno di normalita’.

I centenari dell’Ecuador < Guarda la puntata del 13 dicembre 2011
Ricardo Coler e’ un medico argentino con la passione del “realismo letterario”. Va in giro per il mondo in cerca di grandi storie da raccontare. Il suo lungo viaggio ha fatto tappa di recente in un remoto villaggio dell’Ecuador, dove il traguardo dei 100 anni di vita e’ alla portata di molte persone senza eccessivi sacrifici e rinunce. “E’ un mistero quello che succede a Vilcabamba -dice Coler- tutte le raccomandazioni della medicina per una vecchiaia soddisfacente vengono regolarmente disattese ma la realta’ della malattia sembra decisamente residuale. Si mangia salato, non sono esclusi i cibi grassi, si beve, si fuma.” Il clima, l’ambiente salubre, il cibo e l’acqua incontaminati, l’attivita’ fisica regolare, la rete dei rapporti umani, l’atteggiamento mentale incline all’ottimismo: tutti fattori che sembrano determinanti per creare le condizioni della longevita’. A Vilcabamba come nelle isole di Okinawa, in Giappone, o nell’ Abkhazia, area del Caucaso, o nella Valle dell’Hunza, in Pakistan, gli altri luoghi del mondo sui quali si concentra l’attenzione degli studiosi dell’invecchiamento. “Nel villaggio dell’Ecuador -conclude Coler- molta gente ricca e famosa sta comprando terre e abitazioni. Il privilegio della lunga eta’ non sembra infatti riservato solo alla gente originaria del posto.”


Carolyn Carlson: i mondi della mia danza
> Guarda la puntata del 6 dicembre 2011
Poche balleriene e coreografe hanno dato alla danza contemporanea un contributo paragonabile a quello dell’americana Carolyn Carlson che, fra un impegno e l’altro del suo ricco carnet, ha raccontato a Tg1 Persone la sua composita avventura artistica. L’incontro e’ avvenuto a Roubaix, nel Nord della Francia, dove ha sede il Centre Choregrapique National, ultima Compagnia affidata alle cure della danzatrice di Oakland. “Ho una personalita’ particolarmente multiforme -dice- e sono stata molto influenzata dalle filosofie orientali. Tutto e’ iniziato quando giovanissima sono approdata a New York: ho frequentato seminari, ho imparato a meditare e perfino a comporre nello stile degli haiku giapponesi, le brevissime composizioni poetiche.” In Europa la Carlson ha attinto, per le sue coreografie, al grande patrimonio delle arti visive. “Amo moltissimo Matisse -afferma- e le sculture di Rodin.” Dell”Italia, dove ha soggiornato e lavorato per lunghi periodi, ha un meraviglioso ricordo: “E’ stata una grande sorpresa conoscere gli italiani e lo straordinario mondo della loro arte!”

Folco Terzani: a piedi nudi nella vita > Guarda la puntata del 29 novembre 2011
Non ci sono scorciatoie quando la vita e’ ricerca sincera, profonda. Ed e’ naturale mettersi in gioco, prendendo qualche rischio. Prendete il caso di Folco Terzani, figlio del celebre giornalista e scrittore morto qualche anno fa. Nasce a New York, gira il mondo  con la famiglia, frequenta le scuole migliori ma tutto cio’ che il destino gli ha riservato non placa la sua inquietudine. Decide allora di abbandonare tutto e sceglie la strada piu’ difficile per trovare se stesso: prima il volontariato a Calcutta, nella Casa dei Morenti di Madre Teresa, poi l’isolamento totale in una grotta, con gli asceti indiani. “Avevo un grande vuoto dentro di me -racconta- e andare e’ stato naturale. Ho scoperto nuovi modi di vivere la realta’ e approcci alla vita straordinariamente diversi dal nostro.” Ma le esperienze indiane sono troppo forti e, dopo aver conosciuto un asceta di origini italiane, Folco decide di tornare e raccontare in un libro (“A piedi nudi sulla terra”) il tortuoso percorso del suo passaggio dalla gioventu’ all’eta’ adulta. Inevitabile un riferimento al padre: “Abbiamo avuto sentieri paralleli. Quando lui si ritiro’ in una baita sull’Himalaya, io ero in cerca dei miei asceti. Lui capiva me, io rispettavo le sue scelte.”

Il silenzioso mondo di Tiziana > Guarda la puntata del 22 novembre 2011
Non sono pochi gli italiani che abbandonano le citta’, il lavoro e le abitudini di sempre per approdare in luoghi nei quali la vita ruota intorno a meditazione, preghiera e studio. Sono tante le ragioni che motivano questa scelta: in primo luogo il bisogno di essere piu’ in contatto con se stessi, lontani dall’assordante frenesia delle realta’ metropolitane. Tg1 Persone ha cercato testimonianze di questo mondo a Pomaia, una localita’ vicino Pisa, dove ha sede uno degli Istituti piu’ importanti d’Europa per lo studio e la pratica del buddismo tibetano. Ed ecco la storia di Tiziana, 30 anni, milanese, ex contabile in una’genzia di assicurazioni: “Ero in cerca di qualcosa che non riuscivo a trovare nella vita convenzionale -dice- e dopo molto peregrinare sono arrivata qui. Ho preso i voti e oggi la mia realta’ quotidiana e’ fatta di raccoglimento e disponibilita’ ad apprendere.” Aggiunge Laura Pellati, direttrice del Centro di Pomaia: “Molte persone vengono da noi solo per rilassarsi, altre vedono nel buddismo una religione, altre ancora una filosofia.” E conclude: “Non sta a noi indicare la strada. Tocca a chi sceglie di condividere il nostro percorso selezionare nei molti aspetti del buddismo quello che fa di piu’ al suo caso.”

Più veloci della luce? >
Guarda la puntata del  15 novembre 2011
Il mondo della scienza sta sottoponendo a verifiche le rivoluzionarie misurazioni sulla velocita’ dei neutrini, annunciate dai ricercatori del Cern di Ginevra. Si cerca di capire se davvero le misteriose particelle viaggiano piu’ rapidamente della luce e se, dunque, risulta messa in dicussione la teoria della relativita’ di Einstein. Il lavoro avviene in piu’ di un Laboratorio mentre, sotto il Gran Sasso, i ricercatori dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare continuano l’esame dei neutrini “sparati” dall’acceleratore di Ginevra. Abbiamo trascorso una giornata con loro cercando di capire come vengono “intercettate” le particelle e come sono registrati i flebili segnali del loro passaggio. Abbiamo visitato il rivelatore Opera e preso confidenza con i “mattoncini” di piombo e lastre fotografiche che sono le barriere contro le quali si infrangono i neutrini. “Lo studio di queste misteriose particelle e’ la sfida piu’ esaltante di questi anni -dice Lucia Votano, direttrice dei Laboratori Nazionali del Gran Sasso- esse ci aiuteranno a capire come e’ nato e come si e’ evoluto l’Universo.”

Lino Cannavacciuolo: il mio spartito e’ Napoli > Guarda la puntata dell’8 novembre 2011
Lino Cannavacciuolo e’ uno dei musicisti piu’ quotati della realta’ napoletana e vive da sempre a Pozzuoli, la citta’ del bradisismo e di Sofia Loren. Le sue composizioni sono finite perfino nelle collezioni del celebratissimo Buddha Bar ma sembra irrevocabile la scelta, compiuta tanto tempo fa, di lavorare a stretto contatto con le radici della musica popolare partenopea. “Ho Napoli nel cuore -dice- e, nonostante le mie sperimentazioni, non potrei mai rinunciare alle suggestioni musicali di cui e’ prodiga.” E in effetti le sue musiche sono un originalissimo omaggio al “suono mediterraneo” che ricorre da sempre fra vicoli, bassi, mercati e teatri. Cannavacciuolo ha collaborato con Peppe Barra, Eugenio Bennato, Pino Daniele, Tullio De Piscopo, Enzo Avitabile, Toni Esposito e tanti altri artisti legati alla realta’ napoletana ma l’incontro che sembra averlo formato di piu’ e’ stato quello con Roberto De Simone “Ho suonato il violino in una delle sue formazioni -racconta- e da lui ho imparato una straordinaria lezione sulla rilettura della nostra tradizione musicale. Cio’ che suono oggi, il mio tentativo di non inseguire i dettami del mercato nasce proprio da quell’esperienza.”

Sei papi, un fotografo> Guarda la puntata del 01 novembre 2011
Arturo Mari e’ stato il fotografo ufficiale di sei Papi, dal 1956 di Pio XII ai giorni di Papa Ratzinger. Attivita’ difficile ed esaltante la sua: fotografare un Papa puo’ significare essere testimoni diretti della Storia e dunque molte qualita’ sono richieste. La discrezione, la rapidita’, la capacita’ di capire al volo le circostanze. “Tutto e’ iniziato molto presto per me -racconta Mari- ero poco piu’ che un ragazzino. Prima foto a Pio XII: non ricordo nulla di quello scatto se non che l’immagine fece il giro del mondo ed era molto bella.” Dopo Pio XII fu la volta di Giovanni XXIII: “Ero cosi’ desideroso di immortalare l’elezione di Papa Roncalli che feci perfino una sciocchezza. Detti una spallata alle porte del Conclave e rischiai la scomunica.” Ma sono stati i 27 anni al fianco di Giovanni Paolo II a segnare profondamente la vita di Arturo: “Ho scattato qualcosa come sei milioni di foto, l’ho seguito in tutti i suoi viaggi, ho avuto l’incredibile privilegio di testimoniare la sua indiscutibile Santita’.”

A Francoforte con Claudio Abbado > Guarda la puntata del 25 ottobre 2011
E’ pieno di riconoscimenti internazionali il recente passato dell’Orchestra Mozart di Bologna. Ultimo in ordine di tempo l’invito della Banca Centrale Europea che ha affidato al sodalizio diretto da Claudio Abbado il grande concerto inaugurale delle Giornate della Cultura, dedicate quest’anno all’Italia. Il concerto ha avuto luogo nella Alte Oper di Francoforte, in gran parte Italiano il programma della serata con apertura rossiniana, una vera e propria ovazione del pubblico l’esito finale. Ma cosa vuol dire suonare con un occhio agli eleganti movimenti che da sempre costituiscono la cifra estetica di un direttore come Claudio Abbado? E cosa puo’ cambiare nella vita di un musicista se ha la fortuna di incontrare sulla propria strada I suggerimenti di un grande maestro? Queste le domande che Tg1 Persone ha rivolto ad alcuni componenti dell’Orchestra Mozart, la maggioranza dei quali sono giovani e italiani. Dice Abbado: “Altrove in Europa alla preparazione musicale sono dedicate piu’ energie. E’ giusto dunque portare I nostri ragazzi in giro per l’Europa: acquisiscono cosi’ un’apertura mentale e culturale che sara’ indispensabile al loro lavoro.”

Le cave dell’arte > Guarda la puntata del 18 ottobre 2011
Storie di luoghi abbandonati e di artisti che si adoperano per il loro recupero. In Veneto, sull’altopiano di Asiago, c’e’ una cava di pietra calcarea dismessa dagli anni sessanta che oggi e’ un importante parco artistico visitato da migliaia di persone provenienti da ogni dove. Anima e mente di quest’impresa un artista di Bassano del Grappa, Tony Zarpellon. Molto semplice la sua intuizione: restituire vita attraverso il gesto creativo ad un sito dominato da degrado e morte. Tre I presidi realizzati: una Cava Dipinta, una Abitata ed una Cava Laboratorio. ” Non ho scolpito nulla qui -dice Zarpellon- le pietre sono nella esatta condizione in cui le ho trovate. Sono solo intervenuto con I colori e con I simboli di quella frenetica vita contemporanea che sta alienando l’uomo.” Impresa analoga quella di Antonio Paradiso, a Matera. Il suo Parco di sculture sorge dov’era l’enorme discarica abusiva a cielo aperto che aveva preso il posto di una cava tufacea abbandonata trent’anni fa. Un bel sogno di forme e materiali artistici che ha cancellato un’orrenda bruttura metropolitana.

Eugenio Barba, il teatro nelle vene > Guarda la puntata dell’11 ottobre 2011
Un’avventura straordinaria la vita di Eugenio Barba. Emigrato a 18 anni in Norvegia dalla Puglia degli anni 50, saldatore e marinaio per sbarcare il lunario, studente di teatro in Polonia, regista in Danimarca alla guida dell’Odin Teatret, fondato nel 1966. ” Ho pensato che se mi fossi dedicato all’arte -dice- si sarebbe attenuata la pressione dei pregiudizi nei miei confronti. Nell’Europa del dopoguerra gli italiani godevano di una pessima reputazione e gli inizi sono stati veramente duri.” Dopo l’incontro con Jerzy Grotovski la sua vita nel teatro cambia: si associa ai movimenti di avanguardia. Anche per suo merito viene rinnovato lo spazio teatrale, cambiano le tecniche per la preparazione dell’attore, il teatro diventa strumento d’intervento nella realta’ sociale, attori e comunita’ locali cooperano. ” Il meotodo di lavoro dell’Odin -aggiunge- e’ lavorare con azioni fisiche che diventano tracce narrative. Ci rivolgiamo non solo all’intelligenza e alla razionalita’ dello spettatore, ma anche alla sua percezione piu’ profonda, quella sensibile ai ritmi, ai suoni, alle voci, alle differenti tonalita’. Il teatro non e’ solo parola.”

Il mio lavoro? Salvare le conoscenze tradizionali  > Guarda la puntata del 4 ottobre 2011
Pietro Laureano e’ uno dei consulenti Unesco per la lista del Patrimonio Immateriale dell’Umanita’, quello straordinario giacimento di conoscenze tradizionali disperso un po’ ovunque sul nostro pianeta. La sua e’ un’attivita’ molto particolare: individuare antiche tecniche di lavoro, certificarne il rischio di scomparsa, approntare forme di salvaguardia. “Ho iniziato all’inizio degli anni Settanta nelle oasi sahariane in Algeria – racconta – ma in seguito ho lavorato un po’ in tutte le zone aride. Studio i metodi tradizionali di costruzione e urbanizzazione che rischiano di scomparire nel mondo globalizzato di oggi.” Molti altri esperti vengono consultati dall’Unesco, tanti censiscono anche altre forme di “cultura immateriale”: le feste religiose e profane, le forme musicali e teatrali, le danze. Della lista, al momento, fanno parte circa 180 realta’. Poche quelle italiane contemplate, ma ben dieci sono le candidature in itinere: dalla Festa dei Ceri di Gubbio a quella dell’abete di Alessandria del Carretto, dalla tradizione dei liutai di Cremona alla musica della launeddas sarde. Per secoli queste realta’ sono state tramandate oralmente: e’ giusto proteggerle, abbiamo tutti gli strumenti piu’ moderni per farlo.

Le sentinelle del cielo buio. > Guarda la puntata del 27 settembre 2011
Fabio Falchi e’ un provetto astrofilo che da qualche anno e’ costretto a concludere le sue osservazioni del cielo fra non poche frustrazioni. Dall’osservatorio di San Benedetto Po, nel mantovano, e’ infatti sempre piu’ difficile vedere stelle, galassie, pianeti, eclissi. E non perche’ le strumentazioni siano inadeguate, tutt’altro. Il punto e’ che il cielo notturno in quella zona, come nella maggior parte della Penisola, e’ sempre meno buio per via della possente illuminazione pubblica diffusa nel territorio. Vittima, insomma, anche Fabio Falchi, di quell’inquinamento luminoso che e’ ormai una vera e propria emergenza planetaria. Che cosa si sta facendo per “salvare il cielo buio”, quanto ci costa l’eccesso di luce artificiale, che effetti ha sulla salute? Tg1 Persone risponde a queste domande e ospita l’appello di Margherita Hack, decano degli astrofisici italiani: “I bambini di oggi ignorano cosa sia la Via Lattea perche’ dalle loro case cittadine essa non e’ visibile. Illuminare troppo il cielo notturno vuol dire privare l’umanita’ di un’enorme risorsa, utile alla conoscenza, all’immaginazione, alla ricerca scientifica.”